San Giuseppe
Domani è il giorno del mio onomastico.
Quando ero giovane festeggiavo il compleanno, oggi che sono vecchio la festa del mio santo.
Gli anni vengono da sé e il tempo non ritarda, gli ideali invece si devono inseguire, altrimenti si perdono senza lasciare un significato.
Vicini ormai a ciò che passa si sente la necessità e l'urgenza di raggiungere ciò che rimane.
TESTO: foto-pensieri foto impressioni racconti attualità -<>- PAGINE: una scelta e un campione dei nuovi libri del paginario e i link per leggerli al completo
venerdì 18 marzo 2011
Le mie favole - ricordi autobiografici
Schrittore in erba
Ancor oggi mi rivedo nel mio studio medico alle prese con i pazienti più piccoli, quando per farmeli amici regalavo loro le mie favole. Erano i tempi felici di uno scrittore in erba di circa quattrocento favolette di poche righe, che mi sono servite come introduzione ai miei successivi studi di filosofia.
A quei tempi non era ancora del tutto nata internet e io stampavo le mie favole con l'aiuto di un computer commodore che poi regalai a uno dei miei piccoli clienti.
Ora, tante favole potrebbero stancare il più assiduo dei lettori, ebbene, ne ho scelte alcune più a caso che non di proposito, poi le ho illustrate ancora una volta con delle foto in bianco e nero e le ho scritte in questo blog dove le potrete leggere cliccando su
Le chiavi del castello - un libro di favole - posto all'inizio sotto il titolo del blog
Che siano questi libricini quell'erba, da più di trent'anni ormai nata, prima che cominci ad avvizzire ormai completamente?
Ancor oggi mi rivedo nel mio studio medico alle prese con i pazienti più piccoli, quando per farmeli amici regalavo loro le mie favole. Erano i tempi felici di uno scrittore in erba di circa quattrocento favolette di poche righe, che mi sono servite come introduzione ai miei successivi studi di filosofia.
A quei tempi non era ancora del tutto nata internet e io stampavo le mie favole con l'aiuto di un computer commodore che poi regalai a uno dei miei piccoli clienti.
Ora, tante favole potrebbero stancare il più assiduo dei lettori, ebbene, ne ho scelte alcune più a caso che non di proposito, poi le ho illustrate ancora una volta con delle foto in bianco e nero e le ho scritte in questo blog dove le potrete leggere cliccando su
Le chiavi del castello - un libro di favole - posto all'inizio sotto il titolo del blog
Che siano questi libricini quell'erba, da più di trent'anni ormai nata, prima che cominci ad avvizzire ormai completamente?
domenica 13 marzo 2011
C'ERA UNA VOLTA
I due ladri
Certamente voi sapete che , quando i pescatori si trovano, si raccontano l’un l’altro le loro imprese e si gloriano dei grossi pesci che hanno pescato.
Ebbene pressappoco in uguale maniera si comportano, o almeno si comportavano una volta, anche i ladri.
Allora.
C’erano una volta due ladri che, essendosi incontrati quasi per caso, si misero a parlare e a vantarsi per tutto quello che avevano rubato.
Uno di loro, però, senza una adeguata preparazione tecnica, non era mai riuscito a far grandi danni al suo prossimo e, dopo esser stato molte volte in prigione, era rimasto povero di soldi e ricco di delusioni.
L’altro invece, che aveva lavorato solamente su basi rigorosamente scientifiche, non era mai stato né scoperto né sospettato e per di più era sempre riuscito ad evitare la prigione.
Ma perché non sapeva il valore di quello che rubava e nemmeno sapeva bene impiegare i soldi che aveva guadagnato, si trovava anche lui senza una lira e non poteva far altro che lamentarsi di aver lavorato invano.
Finiti tutti questi bei discorsi, perdurando la crisi, ma passando purtroppo in fretta il tempo, il primo decise di cambiare mestiere, il secondo invece, che non voleva abbandonare la sua scienza di ladrone perfetto, non volle mettere nemmeno in dubbio di abbandonare la sua arte imparata con tanta fatica.
Così il primo si mise a lavorare, tanto da guadagnarsi uno stipendio e, poi persino la stima della gente.
Il secondo rimase sempre un poveraccio, con le tasche vuote, ma con la testa piena di stima solo di se stesso e di disprezzo per tutti gli altri. Eppure, tutti, non solo gli onesti ma anche i ladri suoi compagni, si erano ormai abituati a trattare con lui, come con un fallito gonfio di inutile boria.
E, se si vuole tirare una conclusione non è certamente la scienza ad esser sotto accusa, semmai chi se ne serve. Se infatti essa è una sicurezza per i buoni, per i superbi è solo un pretesto, per giustificare la cattiveria e per nascondere il fallimento delle loro fatiche.
Certamente voi sapete che , quando i pescatori si trovano, si raccontano l’un l’altro le loro imprese e si gloriano dei grossi pesci che hanno pescato.
Ebbene pressappoco in uguale maniera si comportano, o almeno si comportavano una volta, anche i ladri.
Allora.
C’erano una volta due ladri che, essendosi incontrati quasi per caso, si misero a parlare e a vantarsi per tutto quello che avevano rubato.
Uno di loro, però, senza una adeguata preparazione tecnica, non era mai riuscito a far grandi danni al suo prossimo e, dopo esser stato molte volte in prigione, era rimasto povero di soldi e ricco di delusioni.
L’altro invece, che aveva lavorato solamente su basi rigorosamente scientifiche, non era mai stato né scoperto né sospettato e per di più era sempre riuscito ad evitare la prigione.
Ma perché non sapeva il valore di quello che rubava e nemmeno sapeva bene impiegare i soldi che aveva guadagnato, si trovava anche lui senza una lira e non poteva far altro che lamentarsi di aver lavorato invano.
Finiti tutti questi bei discorsi, perdurando la crisi, ma passando purtroppo in fretta il tempo, il primo decise di cambiare mestiere, il secondo invece, che non voleva abbandonare la sua scienza di ladrone perfetto, non volle mettere nemmeno in dubbio di abbandonare la sua arte imparata con tanta fatica.
Così il primo si mise a lavorare, tanto da guadagnarsi uno stipendio e, poi persino la stima della gente.
Il secondo rimase sempre un poveraccio, con le tasche vuote, ma con la testa piena di stima solo di se stesso e di disprezzo per tutti gli altri. Eppure, tutti, non solo gli onesti ma anche i ladri suoi compagni, si erano ormai abituati a trattare con lui, come con un fallito gonfio di inutile boria.
E, se si vuole tirare una conclusione non è certamente la scienza ad esser sotto accusa, semmai chi se ne serve. Se infatti essa è una sicurezza per i buoni, per i superbi è solo un pretesto, per giustificare la cattiveria e per nascondere il fallimento delle loro fatiche.
domenica 27 febbraio 2011
C'ERA UNA VOLTA
Tre topi che guardavano il mondo (favola)
C'erano una volta tre topi.
Il primo non usciva mai dal suo buco se non di notte per paura della luce e, forse sol per questo, diceva che il mondo è brutto e pieno di pericoli.
Il secondo usciva appena appena fatta sera, alla luce del crepuscolo, quando aveva fame, per cercare qualcosa da mangiare e così affrontava il mondo con fatica e spinto solo dalla necessità.
Il terzo topo invece usciva al sorgere del mattino, appena compariva il sole e ritornava a casa sua solo a sera per raccontare a tutti che il mondo è bello e val la pena viverlo ogni giorno.
Così, anche tra noi, ci sono alcuni che si lamentano facilmente, altri che vivono d'arrabbiati, e ancora alcuni pieni d'ottimismo. Dipende dalla luce che usano per guardare il mondo della realtà.
C'erano una volta tre topi.
Il primo non usciva mai dal suo buco se non di notte per paura della luce e, forse sol per questo, diceva che il mondo è brutto e pieno di pericoli.
Il secondo usciva appena appena fatta sera, alla luce del crepuscolo, quando aveva fame, per cercare qualcosa da mangiare e così affrontava il mondo con fatica e spinto solo dalla necessità.
Il terzo topo invece usciva al sorgere del mattino, appena compariva il sole e ritornava a casa sua solo a sera per raccontare a tutti che il mondo è bello e val la pena viverlo ogni giorno.
Così, anche tra noi, ci sono alcuni che si lamentano facilmente, altri che vivono d'arrabbiati, e ancora alcuni pieni d'ottimismo. Dipende dalla luce che usano per guardare il mondo della realtà.
sabato 19 febbraio 2011
C'ERA UNA VOLTA
Dispettucci e dispettini
Nel lontano 1995, che se non è un secolo fa, era un tempo in cui oltre a esser medico facevo anche l'editore di me stesso, tra le favole che scrivevo per i giovani clienti del mio ambulatorio, una* è quanto mai attuale a commento del vangelo di oggi, (vedi qui sotto) così sono andato a ripescarla, per il gusto di leggerla.
Una volta il Diavolo, vedendo quanto fosse facile convincere qualcuno a fare il male con la prospettiva di cavarne un guadagno, si rammaricava a morte nel vedere che nessuno lo volesse fare per puro spirito di perfezione, senza alcun interesse, ma solo per odio e pura cattiveria.
Infatti vedeva con dolore gli uomini avviati verso un destino di mediocrità, senza poter godere di quella luce vivida e crudele che dona tanto fascino e splendore alla sua presenza. D'altra parte, a ben considerare le cose, si accorgeva anch'egli che non avrebbe mai potuto conseguire successo, se si ostinava a presentare loro così alte ed inaccessibili vette di virtù. Avrebbe invece dovuto incominciare dal poco, passo dopo passo, ad insegnare la strada di un cammino, sì aspro, ma tanto promettente.
E nel pensare le prime mosse da proporre, cominciò a considerare con più attenzione i piccoli dispetti, i dispettucci senza senso, tanto insignificanti e di così poco conto che non sono mai presi sul serio, facili da fare che sembrano solo un gioco, così innocenti che nessuno può recriminare; eppure proprio loro fatti senza guadagno, senza interesse, ma solo per la gioia di dar fastidio a qualcuno o di rovinare un poco qualche cosa.
E più li contemplava, e più li vedeva necessari, splendidi inizi di una carriera, fatta di puro spirito di dedizione al male ed alla cattiveria.
Vedeva gli annunci strappati, i segnali stradali rimossi, le scritta sulle mura, lo sporco per la strada, la roba rovinata, i piccoli furterelli, i fastidi per gli amici e tutto per un gioco innocente e solo per allegria.
Si immaginava un mondo di gente cupa, perché solo attenta a rovinare la gioia agli altri e di altra gente che si ingegnava a rendere la pariglia, arrabbiata e senza soddisfazione, in un posto noioso e brutto, e non voleva esser disturbato in questa sua contemplazione, felice di esser finalmente sicuro che quelle mete che sarebbero state impossibili a pochi, stavano per diventare patrimonio della intera società.
Insomma, a farla breve, mentre lui contemplava beato un mondo così fatto, noi invece l’abbiamo talvolta a sopportare, armati di pazienza e buona volontà.
*Estratto da ‹C'era una volta un Diavolo per bene›.
VII Domenica dell'anno lit. A
1) Foucauld non è andato in Algeria per colonizzarla, ma per difendere i Tuareg e i poveri dall'assalto dei predoni.
Teresa di Calcutta non ha costruito campi di concentramento, ma ospedali e opifici.
Si può rimediare al male, quando si è pratici nel benvolere.
È più facile fare il male, quando si è esercitati nell'odiare.
2) Come un problema difficile è un nemico per la ragione, così una persona impossibile è un nemico per l’affettività.
Come non si può rinunciare a risolvere i problemi, così non si può rinunciare ad amare i nemici, perché senza amore non si risolve alcun problema, nemmeno quello delle persone impossibili.
Ma, senza l’intervento di Dio, si può arrivare a tanto?
Dio non ha bisogno di suggerimenti, ma quello che possiamo fare noi diventa un dovere, del resto, nelle difficoltà e nelle persecuzioni o si patisce per amore o per necessità.
Massime
Un mondo senza odio e senza nemici non esiste
se non lo si costruisce con, e per, amor di Dio.
La miglior difesa
è il perdono.
Le inimicizie che sopportiamo ci aiutano
a correggerci dalle inimicizie che provochiamo.
Non lasciarsi mai coinvolgere
dalla spirale dell'odio.
Non cercare e non farsi dei nemici
per credersi in diritto di odiare.
Odii il tuo nemico?
Ti capisco, ma non combinerai niente!
Ami il tuo nemico?
Non ti capisce il mondo, ma ti ricompensa Dio!
Il dolore nel sentirsi odiati
ci insegna a non odiare.
L'odio è la peggiore delle malattie infettive:
supera l'isolamento per diffondersi a macchia d'olio.
È più facile difendersi dall'odio degli altri
che non dal nostro odio per gli altri.
Si porta la croce per amare
si porta la spada per odiare.
Mai più la guerra!
Eccetto le liti che facciamo noi?
Con l'odio non si fa mai la pace
con le liti si fa sempre guerra.
Si celano gli imbrogli
non si può nascondere l'odio.
Una volta imparato ad amare chi ci odia
diventa facile fare i miracoli,
per aver già cominciato col più grosso.
Nel lontano 1995, che se non è un secolo fa, era un tempo in cui oltre a esser medico facevo anche l'editore di me stesso, tra le favole che scrivevo per i giovani clienti del mio ambulatorio, una* è quanto mai attuale a commento del vangelo di oggi, (vedi qui sotto) così sono andato a ripescarla, per il gusto di leggerla.
Una volta il Diavolo, vedendo quanto fosse facile convincere qualcuno a fare il male con la prospettiva di cavarne un guadagno, si rammaricava a morte nel vedere che nessuno lo volesse fare per puro spirito di perfezione, senza alcun interesse, ma solo per odio e pura cattiveria.
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| C'era una volta un Diavolo per bene |
Infatti vedeva con dolore gli uomini avviati verso un destino di mediocrità, senza poter godere di quella luce vivida e crudele che dona tanto fascino e splendore alla sua presenza. D'altra parte, a ben considerare le cose, si accorgeva anch'egli che non avrebbe mai potuto conseguire successo, se si ostinava a presentare loro così alte ed inaccessibili vette di virtù. Avrebbe invece dovuto incominciare dal poco, passo dopo passo, ad insegnare la strada di un cammino, sì aspro, ma tanto promettente.
E nel pensare le prime mosse da proporre, cominciò a considerare con più attenzione i piccoli dispetti, i dispettucci senza senso, tanto insignificanti e di così poco conto che non sono mai presi sul serio, facili da fare che sembrano solo un gioco, così innocenti che nessuno può recriminare; eppure proprio loro fatti senza guadagno, senza interesse, ma solo per la gioia di dar fastidio a qualcuno o di rovinare un poco qualche cosa.
E più li contemplava, e più li vedeva necessari, splendidi inizi di una carriera, fatta di puro spirito di dedizione al male ed alla cattiveria.
Vedeva gli annunci strappati, i segnali stradali rimossi, le scritta sulle mura, lo sporco per la strada, la roba rovinata, i piccoli furterelli, i fastidi per gli amici e tutto per un gioco innocente e solo per allegria.
Si immaginava un mondo di gente cupa, perché solo attenta a rovinare la gioia agli altri e di altra gente che si ingegnava a rendere la pariglia, arrabbiata e senza soddisfazione, in un posto noioso e brutto, e non voleva esser disturbato in questa sua contemplazione, felice di esser finalmente sicuro che quelle mete che sarebbero state impossibili a pochi, stavano per diventare patrimonio della intera società.
Insomma, a farla breve, mentre lui contemplava beato un mondo così fatto, noi invece l’abbiamo talvolta a sopportare, armati di pazienza e buona volontà.
*Estratto da ‹C'era una volta un Diavolo per bene›.
VII Domenica dell'anno lit. A
Impegnati a fare il bene
Chi è impegnato ad amare Dio e il prossimo non trova il tempo per odiare i nemici di Dio e del prossimo.
Io [Gesù] vi dico: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti».
Mat. cap. 5,38-48
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| Le chiese di Norimberga - De |
Teresa di Calcutta non ha costruito campi di concentramento, ma ospedali e opifici.
Si può rimediare al male, quando si è pratici nel benvolere.
È più facile fare il male, quando si è esercitati nell'odiare.
2) Come un problema difficile è un nemico per la ragione, così una persona impossibile è un nemico per l’affettività.
Come non si può rinunciare a risolvere i problemi, così non si può rinunciare ad amare i nemici, perché senza amore non si risolve alcun problema, nemmeno quello delle persone impossibili.
Ma, senza l’intervento di Dio, si può arrivare a tanto?
Dio non ha bisogno di suggerimenti, ma quello che possiamo fare noi diventa un dovere, del resto, nelle difficoltà e nelle persecuzioni o si patisce per amore o per necessità.
Massime
Un mondo senza odio e senza nemici non esiste
se non lo si costruisce con, e per, amor di Dio.
La miglior difesa
è il perdono.
Le inimicizie che sopportiamo ci aiutano
a correggerci dalle inimicizie che provochiamo.
Non lasciarsi mai coinvolgere
dalla spirale dell'odio.
Non cercare e non farsi dei nemici
per credersi in diritto di odiare.
Odii il tuo nemico?
Ti capisco, ma non combinerai niente!
Ami il tuo nemico?
Non ti capisce il mondo, ma ti ricompensa Dio!
Il dolore nel sentirsi odiati
ci insegna a non odiare.
L'odio è la peggiore delle malattie infettive:
supera l'isolamento per diffondersi a macchia d'olio.
È più facile difendersi dall'odio degli altri
che non dal nostro odio per gli altri.
Si porta la croce per amare
si porta la spada per odiare.
Mai più la guerra!
Eccetto le liti che facciamo noi?
Con l'odio non si fa mai la pace
con le liti si fa sempre guerra.
Si celano gli imbrogli
non si può nascondere l'odio.
Una volta imparato ad amare chi ci odia
diventa facile fare i miracoli,
per aver già cominciato col più grosso.
sabato 12 febbraio 2011
LE CHIESE DELLA DOMENICA 13 02 11
VI Domenica dell'anno lit. A
Dio ci chiede una onestà a tutta prova, senza discussioni, senza compromessi e senza paura.
Gesù non vede un mondo di gente che ‹vive il male›, ma di gente che fa il bene prima di morire e che, dopo la morte fisica, ‹vive il Sommo Bene›; infatti: "Se con una mano lavori per cercare egoisticamente solo quello che ti conviene e con l'altra danneggi il tuo prossimo, allora costruisci un mondo falso, dove non ci si può mai intendere, perché si vive in una continua guerra, per morire in un eterno inferno".
Dio ci chiede una onestà a tutta prova, senza discussioni, senza compromessi e senza paura.
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| St. Moritz - Ingolstad De |
Vedi il Vangelo di Matteo, cap. 5, 17-37.
Gott verlangt uns eine Bewährte Ehrlichkeit, ohne Diskussionen ohne Kompromisse und ohne Angst.
venerdì 11 febbraio 2011
MASSIME
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