TESTO: foto-pensieri foto impressioni racconti attualità -<>- PAGINE: una scelta e un campione dei nuovi libri del paginario e i link per leggerli al completo
martedì 27 settembre 2011
Vincenzo De Paoli
Oggi sono andato in chiesa perché sono un medico e volevo celebrare la festa di San Vincenzo che ha lavorato nel campo della sanità con una abnegazione e, si ouò dire, con un eroismo che non sono conosciuti a sufficienza. Il parroco del paese aveva preparato una messa come per una festa solenne. Finita la funzione sono andato in sagrestia a ringraziarlo perché la festa mi sembrava quasi un riconoscimento nei riguardi di coloro che lavorano per gli ammalati e che ovviamente non sono solamente i medici. Vincenzo è stato una sorta di antesignano della medicina moderna e della medicina scientifica. Prima di lui i medici erano facilmente ciarlatani perché il loro lavoro era rivolto ai singoli casi particolari, non aveva basi statistiche e non aveva un addestrato contributo da parte del personale ausiliario. Senza l'aiuto degli infermieri il lavoro del medico è semplicemente inadeguato e senza un controllo statistico dei suoi risultati si dovrà accontentare di essere utile più per illusione che non per convinzion. Vincenzo ha portato una riforma di base e non solo effettiva quasi senza saperlo, animato da un ‹ideale› che solamente gli ‹idealisti› possono generare e nutrire. Gli idealisti a questo mondo sono persone molto pratiche che non cercano le convenienze, ma i Primi Prncipi e gli Scopi Ideali di chi si aspetta d'essere approvato dal Sommo Bene e non da un grazie che presto si può dimenticare.
sabato 10 settembre 2011
Gli animali falsi (favola)
C'era una volta un tale che, tra un pensiero e un altro, ammirò il creato e, al veder l'enorme ricchezza degli animali, cominciò a ragionare a questo modo: "... Se sono così belli, se sono così diversi, se sono pieni di vita, se, se, se ... allora è bene che anch'io cerchi di imitarli in qualche modo!".Se sono così forti, se litigano per vincere, se uccidono per divorare, se, se, se ... allora è bene che anch'io non manchi di imitarli nel bisogno!".
Così dopo aver pensato e dopo averlo detto ... si ammantò di una splendida criniera, lasciò crescere gli artigli sulle mani e le corna sulla testa e al solo ululare della sua voce rabbrividivano quei poveretti che lo avevano sentito anche da lontano.
Basta! La sua fama fece il giro della terra, acquistò credito e, infine, s'impose con facilità.
Ecco, perché oggi di uomini veri ce ne sono così pochi! Didipende dal fatto che sono cresciuti enormemente di numero gli animali falsi.
Altre favole in due libri si possono leggere su: http://paginarioarte.blogspot.com/
MASSIME
La virtù
la virtù dell'oro è la preziosità
dell'aquila l'alto volo
del leone la regalità
la virtù dell'uomo è un dono
nascosto nel suo cuore.
Il profeta annuncia
il maestro insegna
il martire testimonia.
La verità
La verità è l'imitazione di un disegno
la ripetizione di un evento
la testimonianza di un ideale.
La pace
Basta una nube
per sporcare il sereno
ma senza nubi
non si vede il cielo
e senza difficoltà
non si ritrova pace.
Il falso
Un giudizio incompleto è già errato
ma non è ancora falso.
Chi vuole imbrogliare la giustizia
imbroglia se stesso in qualità di giudice.
la virtù dell'oro è la preziosità
dell'aquila l'alto volo
del leone la regalità
la virtù dell'uomo è un dono
nascosto nel suo cuore.
Il profeta annuncia
il maestro insegna
il martire testimonia.
La verità
La verità è l'imitazione di un disegno
la ripetizione di un evento
la testimonianza di un ideale.
La pace
Basta una nube
per sporcare il sereno
ma senza nubi
non si vede il cielo
e senza difficoltà
non si ritrova pace.
Il falso
Un giudizio incompleto è già errato
ma non è ancora falso.
Chi vuole imbrogliare la giustizia
imbroglia se stesso in qualità di giudice.
venerdì 1 luglio 2011
venerdì 24 giugno 2011
martedì 21 giugno 2011
Corollario del testo: "Un filosofo legge la bibbia".
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| La bibbia è la storia di un re ..., ma anche ... la testimonianza di un martire abituale. |
nella ricorrenza della Trinità
il 19 06 2011
Per leggere l'intero libro basta cliccare su: paginariomedibibbia.blogspot.com e scegliere la pagina: Un filosofo legge la bibbia.
La bibbia non è, strettamente parlando, una dimostrazione razionale dell'esistenza di Dio che si possa accettare oppure rifiutare, allo stesso modo l'uomo non è una immagine – nel senso di manifestazione – di Dio più o meno opaca ma, sia l'una, sia l'altro, sono una storia e una realtà storica di ciò che sia Dio e di ciò che sia l'uomo.
In altre parole, la bibbia racconta la vera storia di un uomo nel suo sviluppo e nel suo esercizio e nello stesso tempo questo uomo si rivela un ‹altro Dio›, sia per l'assoluta unità ‹Dio-uomo› in quell'uomo che è Cristo, sia nelle estreme distinzioni particolari dei molti uomini che siamo tutti e ciascuno di noi.
L'uomo infatti è la manifestazione della spiegazione di Dio, mentre la natura è la manifestazione della sua onnipotenza e lo spirituale è la volontà del suo amore.
E tutto questo è riferito, spiegato e comunicato dalla bibbia in un modo adeguato affinché i nostri occhi lo possano vedere e la nostra ragione lo possa comprendere.
La storia di Gesù, ossia il Vangelo, non è una favola o una poesia o una icona, ma è un dato di fatto. Altrettanto si può dire di Giobbe che è una figura o una icona, ma nello stesso tempo è ancora, così come è scritto, la fotografia di una realtà e non la pittura di una fantasia, così come esiste di fatto in tutti gli uomini.
La bibbia è la storia di un re e di un regno, ma successivamente di un profeta e di una profezia e, infine è anche la storia di un incarico che coincide con la testimonianza di un martire.
Il tutto visto, raccontato, comunicato, perché consiste nella conoscenza di Dio da parte dell'uomo e, nello stesso tempo, la rivelazione di Dio all'uomo. L'uomo infatti è un vivente (animale) razionale e arriva alla conoscenza di Dio percorrendo le tappe dello sviluppo razionale, ma anche esercitando le virtù del suo spirito e valorizzando il bene della sua natura e di tutti i beni naturali della terra.
In questo senso la bibbia è anche la spiegazione e la rivelazione di cosa sia un uomo.
I vari personaggi e le figure-icone della bibbia raccontano e descrivono la storia dell'uomo.
L'uomo nella prima età avverte una vocazione, nel suo sviluppo si manifesta un profeta e con la morte confessa una testimonianza.
Un bambino sogna di diventare un re perché è chiamato ad esserlo, ma per arrivare a tanto deve successivamente convincere gli altri re, suoi compagni di onore e suoi pari di valore, tracciando poco per volta il disegno della sua vita, Tuttavia è solamente con la morte che la sua regalità e il suo disegno diventano testimonianza, perché solamente con l'annullamento di sé arriva a manifestarsi amore: simile a quello di Dio stesso, tuttavia non equivalente, né della stessa qualità, né della stessa misura. L'amore di Dio, in Dio e nell'uomo, si differenzia da qualsiasi altro amore nell'atto di donare se stesso del tutto fino al sacrificio del proprio sé. L'uomo diventa così offerta che si consuma sepolto dalla terra per diventare nutrimento della natura che l'aveva generato. La regalità dell'uomo è una chiamata-investiura, la sua vita è un disegno reale, la sua morte una resurrezione.
In pratica la vita di un uomo è un dono, un lavoro e una contemplazione.
Ogi uomo è ‹chiamato› – ovverosia ha la vocazione – a diventare uomo, cioè il re del creato, ma per assumerne l'investitura che è il riconoscimento del suo ‹incarico› e, nello stesso tempo poter esercitare questa ‹autorità› deve superare l'età di un bambino, arrivare al compimento della maggioranza, anzi, solamente nella sua piena maturità potrà godere di una autorità pienamente riconosciuta e sufficientemente manifestata.
Anche i nostri personaggi biblici non sfuggono a questa legge naturale.
Giuseppe acquista una autorità indiscussa sui fratelli non quando racconta i suoi sogni, ma quando si è fatto le ossa in terra straniera nella veste, prima, dello schiavo e, poi, del funzionario del faraone. Lo stesso Davide scelto da Dio e unto re da Samuele riceverà questo incarico non automaticamente dopo aver abbattuto il gigante Golia, ma alla fine di un'esperienza di vita come partigiano-ribelle nelle linee del nemico e, una volta salito sul trono, dovrà anche affrontare la rivolta di uno dei suoi stessi figli prima che la sua autorità possa essere assoluta.
Così le nostre figure tipiche della bibbia diventano icone e personaggi esemplari per ciascun uomo, che solamente al termine della sua vita conoscerà di essere stato un chiamato a costruire un disegno per compiere un incarico, anzi solamente dopo la sua morte, il suo ricordo e il giudizio eterno sanciranno definitivamente l'onore e il valore della sua autorità.
Se questo accade nella nostra storia personale, a maggior ragione e con più evidenza, non manca di sciorinarsi in tutte le pagine della bibbia cominciando dalla genesi per finire al'apocalisse.
Nell'età bambina della storia biblica la vocazione dell'uomo è una chiamata a compiere una promessa di Dio. Il re del creato è un patriarca senza fissa dimora, all'infuori di una terra promesa e, il suo Signore si manifesta così nelle vesti di un Padre che prepara il futuro del figlio. Più avanti nell'età dell'incipiente giovinezza si accorge di essere un designato per contribuire alla affermazione personale e comunitaria delle linee di un disegno previsto e intelligente, come per esempio, succede con Giuseppe e con Mosé. Solamente in età matura l'uomo acquista quella autorità che lo riconosce un re famoso come Salomone.
Sebbene siano importanti e necessarie tutte le tappe di questo sviluppo al punto da essere incarnate nelle diverse età della storia sia personale, sia collettiva di comunità, il vero ‹Uomo› totalmente realizzato è quella persona che libera da ogni impedimento e sciolta da ogni necessità è il messia dell'intera creazione. Gesù è vero uomo, perché è vero Dio. La sua vocazione il suo disegno e l'autorità sono insieme uniche e nello stesso tempo distinte in seno alla Trinità. Egli solamente è la rivelazione della ‹umanità› nel senso di vera immagine del vero Dio.
Egli non è solamente la vocazione, il disegno e l'incarico che lo distinguono in seno alla Trinità, ma è anche la partecipazione all'uomo di questa realtà affinchè ciascuno, in unità con lui, la possa realizzare nel suo piccolo mondo, come i tralci che producono frutto, perché ricevono la linfa dell'intera vite.
Non si può considerare il re del creato come se fose un robot o un animale qualunque o, ancor peggio, come se fosse il re della savana. Si può rinunciare alla carica, ma non abdicare alla propria dignità.
Bisogna infatti didtinguere tra connessione e partecipazione. La connessione è fisica o reale, mentre la partecipazione è anche voluta e volente, naturante e naturata, comunicata e cimunicante. Effettivamente dipende dalla natura, dalla esistere e dallo spirito dell'uomo. In questo senso è libera e responsabile, perfino quando è necessaria; proprio per questo la partecipazione produce unità e salva la distinzione.
L'uomo è sempre una persona distinta, perché è stata scelta, è dotato perché è stato pensato e amato, è degno di stima perché ricco di virtù. Non c'è paragone tra le varie realtà e l'uomo: le cose si assomigliano, ciascun uomo è sempre unico.
Vedi anche:
paginariomedibibbia.blogspot.com
sabato 18 giugno 2011
GIUDA: un recital DA LEGGERE
Ho pubblicato la commedia scritta una trentina di anni fa.
Per leggerla al completo basta cliccare su
paginarioarte
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